Questo fastidio è l’essenza della mia nonnitudine.
Quegli scappati di casa di rapper, trapper e compagnia bella (tutte braccia tatuatissime strappate ai lavori pesanti) che campionano piccole e squisite frasi musicali di meravigliosi pezzi degli anni settanta/ottanta (scritti da musicisti veri), lo ripetono all’infinito mettendoci sotto un ritmo 4/4 e poi ci blaterano sopra testi insulsi con tono svogliato.
“Me viene u scciupòn de fòtta!” per citare Govi.

(il nonno)