Competitor
Ma come parli? 1 Comment »Il termine “competitor” che ormai ha completamente soppiantato l’italiano “concorrente”.
(Zanza)
Il termine “competitor” che ormai ha completamente soppiantato l’italiano “concorrente”.
(Zanza)
Ti accorgi di diventare nonno di fatto perché:
– spesso alzandoti dici: “Oplà”;
– hai messo qualche volta la freccia facendo una curva;
– quando arrivi a casa e infili la chiave nel portone ti scappa improvvisamente e terribilmente da pisciare;
– le tue figlie hanno numerato gli aneddoti della tua giovinezza che ripeti sempre più spesso.
Il prossimo passo saranno i cantieri, ma non più per motivi professionali.
(il nonno)
In alcuni gruppi Whatsapp, magari di loro anche utili, pascola il PIACIONE, ovvero il tipo che deve SEMPRE replicare a qualunque messaggio con una battuta che fa ridere solo lui, mirata ad attirare l’attenzione esclusivamente su se’ stesso.
(moscone)
Ancora più spaiati dei calzini, sono i “tupperware” e i loro coperchi. Che poi in realtà sono:
– contenitori per alimenti delll’IKEA;
– contenitori vinti con i punti del supermercato;
– contenitori presi in offerta al mercato;
– scatolette della margarina o del formaggio spalmabile;
– barattolini di sugo pronto;
– etc etc
Tutti ovviamente di forma e dimensione simile ma leggermente differente.
(vasodicoccio)
Auto nuova. Mentre guidi e guardi la strada cerchi con la mano i comandi al bracciolo:
Tocco rapido per aprirlo solo un po’, e lui si apre fino in fondo.
Ritocco rapido per chiuderlo solo un po’, e lui si chiude tutto.
Ci riprovi ma apri (tutto) uno di quelli posteriori, l’abitacolo inizia a rombare con un infrasuono assordante.
Tenti velocemente di chiuderlo, ma cambi l’inclinazione dello specchietto retrovisore sinistro, che ora punta alla chioma degli alberi.
Abbassi lo sguardo sul bracciolo per racapezzarti nei pulsanti e rischi di andare fuori strada.
Il computer di bordo ti consiglia di fare una sosta caffè perché hai la guida distratta.
E così via, ad libitum, come l’Adagio di Barber.
(il nonno)
L’autotune, quell’aggeggio diabolico che serve alle braccia (tatuate) strappate all’agricoltura per fingere di essere intonati (altrimenti si perderebbero anche a cantare fra Martino campanaro), ha rotto il cazzo !
(il nonno)
Capita di dover lavorare momentaneamente sul pc del collega il cui mouse si sposta con velocità completamente diversa dal tuo.
Se più lento per spostare il puntatore da una parte all’altra dello schermo cadi giù dalla scrivania.
Se più veloce appena ti muovi il puntatore finisce nell’iperspazio.
(il nonno)
Una volta in treno capitava di avere il vicino che ti raccontava la sua vita, un altro che cercava di attaccar bottone commentando ogni notizia sul giornale, una famigliola che tirava fuori enormi tramezzini con ogni bendidio cercando di marchiarti con la maionese. Fastidi umani in fondo.
Ora sei schiacciato fra quella di fronte che invade il ripiano con “laptop” e “keynote”, ché deve preparare le slide per domani, e il suo accompagnatore con altri 2 “laptop”, che ti chiede quando scendi perché “sa sto per iniziare una “call” e non vorrei essere disturbato”. Poi, dopo mille “mi sente!? Mi vede!? Pronto!!” la “call” non riesce e fan tutto sul telefono.
Preferivo gli schizzi di maionese.
(il nonno)
In coda alla cassa del supermercato (io sono un acceso sostenitore della figura della cassiera). La tipa davanti a me movimenta gli oggetti dal carrello al nastro usando una mano sola, perche’ l’altra e’ occupata dal telefono. Che mica sta guardando, probabilmente per lei e’ ormai la configurazione permanente, una mano occupata dal telefono ed una vita monoarto.
(moscone)
Questo fastidio è l’essenza della mia nonnitudine.
Quegli scappati di casa di rapper, trapper e compagnia bella (tutte braccia tatuatissime strappate ai lavori pesanti) che campionano piccole e squisite frasi musicali di meravigliosi pezzi degli anni settanta/ottanta (scritti da musicisti veri), lo ripetono all’infinito mettendoci sotto un ritmo 4/4 e poi ci blaterano sopra testi insulsi con tono svogliato.
“Me viene u scciupòn de fòtta!” per citare Govi.
(il nonno)
Ormai siamo abituati ai 2 schermi, comodissimi per carità, a volte se ne vorrebbero anche 3. Ma la comodità nasconde comunque un fastidio.
Con diverse finestre aperte su più schermi si può credere erroneamente di essere attivi in una finestra sullo schermo a sinistra mentre lo sei in una finestra sullo schermo a destra. Capita allora di dare un comando da tastiera che nella finestra in cui credi di essere vuol dire “rinfresca la videata per favore” ma purtroppo nella finestra in cui veramente sei attivo vuol dire “cancella tutto e formatta il disco rigido, orsù”.
E la frittata è fatta.
(il nonno)
Pieno fitto fitto, che se ti devi muovere anche Ottavia Piccolo sul palco si deve spostare per farti passare. La signora nel posto di fronte si è fatta il bagno in un profumo fortissimo.
(il nonno)
Per accelerare il processo di addensamento del sugo dell’arrosto metto un po’ di farina; ne prendo un cucchiaio e con estrema cura e attenzione la verso nella pentola facendola accuratamente passare attraverso un colino a maglie molto fitte, lentamente, mescolando con calma e continuità.
Niente da fare, i grumi si creano con solerzia, in abbondate compagnia, indistruttibili.
(vasodicoccio)
Quando apri il sacchetto degli scarponi da trekking che non usi da un po’, e ci trovi dentro anche un paio di calzettoni usati.
(vasodicoccio)
In ordine di fastidio:
(moscone)
Mai pensare con leggerezza che quell’oggetto cilindrico sul marciapiede sia una foglia secca arrotolata.
(il nonno)
Un mio collega americano che di un certo argomento non capisce un cazzo ora mi manda dei messaggi circa quell’ argomento (che invece io padroneggio) scritti palesemente da una AI. Cioe’, non gia’ non sa fare una certa cosa, ma neanche chiedere come si fa.
(moscone)
Il nonno è una persona anziana e come tutti gli anziani, si sa, ascolta molto la radio, soprattutto quella trasmissione buffa del mattino dove telefonano spesso gli ascoltatori. Ci sono diversi fastidi legati a questo:
(il nonno)
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