Vestiti
Uncategorized 1 Comment »Quando ero piccolo i vestiti erano troppo ruvidi, ma i miei genitori mi obbligavano a metterli.
(Pedro)
Quando ero piccolo i vestiti erano troppo ruvidi, ma i miei genitori mi obbligavano a metterli.
(Pedro)
Ci sono degli oggetti che compro in continuazione ma poi non bastano mai, oppure spariscono.
Un esempio: i sacchetti per mettere sottovuoto piumoni cuscini e coperte. Ad ogni cambio di stagione ne compro sempre un po’, eppure il piumone giace ancora libero e voluminoso occupando grandi spazi nell’armadio.
(vasodicoccio)
Esistono dei gelati che si chiamano “Mini Magnum”.
Che si decidano: o sono mini o sono magnum.
(il nonno)
Gia’ commentai sull’uso del “su” al posto di “a”, normalmente presunti manager che domani sono “su” Milano e cosi’ via.
L’altro giorno incontro un vecchio conoscente che alla domanda “dove abiti adesso ?” mi spiega che E’ meta’ settimana SU xxx e meta’ SU yyy.
(moscone)
Nel 1998 compro un frigorifero. Nel 2020 sebbene ancora funzionante, lo cambio perchè il freezer ogni tanto perde colpi, e ne prendo uno più grande. Nel 2026 i tasti per la regolazione della temperatura sono già rotti.
(vasodicoccio)
I messaggi vocali. Nei gruppi WhatsApp. Per lavoro.
(La sommatoria dei tre fastidi è molto maggiore della somma dei valori assoluti di ognuno).
(vasodicoccio)
Quelli che in videoconferenza usano la telecamera del portatile e nell’inquadratura ti appaiono come Zeus che ti scruta dall’alto dell’Olimpo.
(Zanza)
Quando premi il tasto per mettere il condizionatore in modalità silenziosa, e scopri che era già così.
(vasodicoccio)
Almeno una volta al giorno metto una maglietta al contrario, davanti-dietro o dentro-fuori.
(moscone)
Ho una Panda di qualche anno fa. Se parto senza cintura, emette istantaneamente il rumore piu’ fastidioso del mondo.
Altre auto iniziano con un suono di avvertimento per poi aumentare, la Panda no.
(moscone)
Quando ti chiamano da un numero segnalato come spam, dice che e’ buona regola non rispondere ne’ rifiutare la telefonata, ma lasciare che la chiamata si esaurisca.
Quindi, se hai la suoneria alta (da buoni boomer), ti toccano 20 secondi di assordamento, a meno di avere a portata di mano un cuscino per soffocare il telefono.
(moscone)
L’utilizzo smodato e spesso fuori luogo della parola “assurdo”.
(vasodicoccio)
Il termine “competitor” che ormai ha completamente soppiantato l’italiano “concorrente”.
(Zanza)
Ti accorgi di diventare nonno di fatto perché:
– spesso alzandoti dici: “Oplà”;
– hai messo qualche volta la freccia facendo una curva;
– quando arrivi a casa e infili la chiave nel portone ti scappa improvvisamente e terribilmente da pisciare;
– le tue figlie hanno numerato gli aneddoti della tua giovinezza che ripeti sempre più spesso.
Il prossimo passo saranno i cantieri, ma non più per motivi professionali.
(il nonno)
In alcuni gruppi Whatsapp, magari di loro anche utili, pascola il PIACIONE, ovvero il tipo che deve SEMPRE replicare a qualunque messaggio con una battuta che fa ridere solo lui, mirata ad attirare l’attenzione esclusivamente su se’ stesso.
(moscone)
Ancora più spaiati dei calzini, sono i “tupperware” e i loro coperchi. Che poi in realtà sono:
– contenitori per alimenti delll’IKEA;
– contenitori vinti con i punti del supermercato;
– contenitori presi in offerta al mercato;
– scatolette della margarina o del formaggio spalmabile;
– barattolini di sugo pronto;
– etc etc
Tutti ovviamente di forma e dimensione simile ma leggermente differente.
(vasodicoccio)
Auto nuova. Mentre guidi e guardi la strada cerchi con la mano i comandi al bracciolo:
Tocco rapido per aprirlo solo un po’, e lui si apre fino in fondo.
Ritocco rapido per chiuderlo solo un po’, e lui si chiude tutto.
Ci riprovi ma apri (tutto) uno di quelli posteriori, l’abitacolo inizia a rombare con un infrasuono assordante.
Tenti velocemente di chiuderlo, ma cambi l’inclinazione dello specchietto retrovisore sinistro, che ora punta alla chioma degli alberi.
Abbassi lo sguardo sul bracciolo per racapezzarti nei pulsanti e rischi di andare fuori strada.
Il computer di bordo ti consiglia di fare una sosta caffè perché hai la guida distratta.
E così via, ad libitum, come l’Adagio di Barber.
(il nonno)
L’autotune, quell’aggeggio diabolico che serve alle braccia (tatuate) strappate all’agricoltura per fingere di essere intonati (altrimenti si perderebbero anche a cantare fra Martino campanaro), ha rotto il cazzo !
(il nonno)
Capita di dover lavorare momentaneamente sul pc del collega il cui mouse si sposta con velocità completamente diversa dal tuo.
Se più lento per spostare il puntatore da una parte all’altra dello schermo cadi giù dalla scrivania.
Se più veloce appena ti muovi il puntatore finisce nell’iperspazio.
(il nonno)
Una volta in treno capitava di avere il vicino che ti raccontava la sua vita, un altro che cercava di attaccar bottone commentando ogni notizia sul giornale, una famigliola che tirava fuori enormi tramezzini con ogni bendidio cercando di marchiarti con la maionese. Fastidi umani in fondo.
Ora sei schiacciato fra quella di fronte che invade il ripiano con “laptop” e “keynote”, ché deve preparare le slide per domani, e il suo accompagnatore con altri 2 “laptop”, che ti chiede quando scendi perché “sa sto per iniziare una “call” e non vorrei essere disturbato”. Poi, dopo mille “mi sente!? Mi vede!? Pronto!!” la “call” non riesce e fan tutto sul telefono.
Preferivo gli schizzi di maionese.
(il nonno)
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