Pizzerie e design
Tempo Libero 2 Comments »Che irritazione i ristoranti di design: gli architetti non devono, ripeto, NON DEVONO per forza aprire un locale per avere a portata di mano un posto da arredare a cazzi loro.
(Ponghi)
Che irritazione i ristoranti di design: gli architetti non devono, ripeto, NON DEVONO per forza aprire un locale per avere a portata di mano un posto da arredare a cazzi loro.
(Ponghi)
Il cavetto di rete con la linguetta di plastica rotta che non appena muovi di un picometro il portatile si scollega e ti FOTTE tutte le sessioni remote aperte.
(Zanza)
Posso dirlo? Che palle questa attesa, questa pubblicita’, queste reazioni ogni volta che Steve Jobs tira una scorreggia.
(moscone (dal suo Dell con SVista))
Quando all’improvviso diventi conscio di una qualche funzione del tuo corpo che di solito procede in automatico e questa consapevolezza incasina il tutto.
Esempio: cominci a fare attenzione a tutti i movimenti che gambe e piedi fanno per camminare, col risultato che perdi ogni coordinazione. Oppure, ti accorgi di secernere saliva da sotto la lingua: da quel momento ti sembrera’ di avere un rubinetto aperto la’ sotto e di rischiare l’affogamento. E infine, quando cominci a controllare intenzionalmente la chiusura delle palpebre, col risultato che cominci a chiuderle sempre piu’ frequentemente e con piu’ forza, facendoti venire male agli occhi.
Di solito questi fastidi sono accompagnati anche da problemi di bilanciamento sinistra-destra.
(Ponghi)
Quando a fine cena la quantita’ di piatti e stoviglie sporche non e’ sufficiente a giustificare il lavaggio notturno, lasciandoti con il dilemma della scelta tra:
1. Va be’, lavo a mano e vaffanculo.
2. La faccio andare lo stesso. Con tutti gli aerei che stanno decollando in questo momento, non sono certo io che inquinero’ il pianeta.
3. Li metto dentro e la faccio andare dopo la cena di domani. Con il pericolo che domani tua moglie arrivi dal lavoro prima di te e pensi che non ti sei ricordato di farla partire, e lo faccia lei, tra l’altro infamandoti al tuo arrivo.
(moscone)
Quando alla fine del mega-pranzo natalizio ancora infierisci con la frutta secca, e l’ arachide appena sbucciata cade sul piatto in mezzo alla montagna di avanzi.
(Zanza)
Che fastidio che la taschina di plastica sul parabrezza dove va infilato il tagliando dell’ assicurazione e’ sempre troppo stretta, e devi piegarne i lati per farcelo entrare.
(moscone)
Il conduttore di “Radio anch’io” che mentre gli altri parlano clicca qua e la’ con il mouse sotto al microfono.
(Zanza)
Fin da piccoli ci e’ stato insegnato che bisogna mettere una mano davanti alla bocca mentre si starnutisce. Peccato che certa gente abbia la simpatica abitudine di vaporizzare a 180° il prodotto delle loro scorie nasali, producendo quell’odore assai fastidioso di sputo persistente nell’aria.
(maladomini)
Il tizio 2 computers piu’ giu’ che tira su catrame col naso facendo quel vomitevole, fortissimo barrito pastoso che ricorda il russare (se una palla di muco potesse russare); lo stesso tizio che non ci prova neanche a soffiarsi il naso e, soprattutto, lo stesso tizio che mangia alla scrivania facendosi sonoramente strisciare la forchetta metallica sui denti.
(Ponghi)
Quando di sera tardi ti sei abbioccato, perfettamente accucciato sul divano, e vieni svegliato dall’arrivo di un sms. Solo che hai lasciato il cellulare di la’, e sai gia’ che se non vai a vederlo non potrai riaddormentarti.
(moscone)
Fuori casa e’ spesso interessante sapere la temperatura dell’ambiente, talvolta e’ anche utile sapere data e ora per non doverle controllare estraendo il cellulare dalla tasca. Ma a quanto pare uno scienziato pazzo ha scoperto il modo di intercettare il nostro sguardo verso la sua diabolica macchina: il famigerato orologio-datario-igrometro-stradale-tron, concedendoci di vedere il dato che ci interessa per una frazione di secondo e poi ciclare la visualizzazione sugli altri dati per noi irrilevanti e calcolando al millimetro la nostra velocita’ vettoriale nei confronti dell’angolo di visuale utile dell’indicatore, in modo da non visualizzare piu’ la schermata di nostro interesse fino a quando non siamo totalmente fuori dalla sua portata.
(maladomini)
Quando stai andando nella tua stanza di pensamento attrezzato (il cesso, insomma) e qualcuno, continua a parlarti e tu sei nell’imbarazzo di lascialo/a parlare e chiuderti nel tuo ritiro o aspettare che finisca. Ma se scegli la prima, dal momento in cui chiudi la porta, non puoi piu’ sentire quello che ti stanno dicendo, e sai che inevitabilmente parte la domanda.
(OsKarO)
Il tizio che questa mattina in coda davanti a me al self service ha ravanto alla grande con le sue zozze mani nude nella cesta del pane… ma se le pagnotte sono tutte uguali!! Che schifo!!!
(Zanza)
Il bagno dell’ufficio con la luce ad accensione automatica, che appena appena vai un po’ lungo si spegne lasciandoti nelle tenebre e tu sei costretto a sbracciarti come un parcheggiatore di aerei in aeroporto.
(Zanza)
1. Che palle quando in biblioteca viene a sederti al tuo stesso tavolo l’uomo con tutti i tic del mondo , e quindi comincia a tirare su col naso, dare i colpetti di tosse, mangiarsi le unghie, fare piccoli versi animaleschi e cosi’ via.
2. E che dire di quello che scrive con la matita, e dato che evidentemente non ne fa una giusta, cancella furiosamente con la gomma facendo ballare il tavolo.
(moscone)
Quelli che, a fine giornata, nel parcheggio degli impianti sciistici scaldano la macchina diesel per 15 minuti gasando tutti i presenti.
(Zanza)
I mocciosi paffutelli quindicenni con quelle odiose microcar, che si insinuano in ogni angolo per sorpassare (specie a destra!!) creando pericoli di incidenti agghiaccianti.
(Predy)
Quando torni a casa dopo una giornata terrificante, prendi le chiavi e finalmente apri il portone di casa…
Caso vuole che l’atrio prima deserto si riempia magicamente di vecchietti, traslocatori, genitori con ragazzini rumorosi, zitelle con la spesa… e tu ti ritrovi a tenere il portone aperto in mezzo a quell’ingorgo di maleducazione, rumore e gomitate… pensando se mai riuscirai a raggiungere l’ascensore in tempo e fuggire nel tuo appartamento.
(Predy)
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